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Le opere di......
Massimo Pasquali
Sono nato nel 1971 a Bologna, città dove risiedo ancora oggi. Ho iniziato a dipingere nel 1994, ma le mie esperienze con il modellismo risalgono a molti anni prima. Da bambino infatti costruivo carri ed aerei, divertendomi anche ad ambientarli in rudimentali diorami (alcuni li ho ancora e vi sono molto affezionato).
Con l’inizio delle scuole superiori ho smesso di praticare il modellismo per riprendere poi qualche anno dopo, spronato da un amico ancora appassionato; con lui all’inizio degli anni ’90 mi sono iscritto ad un club nato nella mia città.
Questa è stata una svolta nel mio hobby ed una esperienza importantissima che consiglio a tutti. Fare parte di un club mi ha permesso di trovare la mia strada nel modellismo, di crescere nelle capacità tecniche e soprattutto di incontrare molte persone eccezionali che mi onorano della loro amicizia. Oggi con alcuni di loro abbiamo fondato un club espressamente dedicato alle miniature: La Società dei Balzani.
Attraverso il club ho conosciuto il mondo dei soldatini (che passava proprio in quegli anni attraverso una nuova fase di sviluppo) grazie a persone come Andrea Tessarini, già noto in campo nazionale, e ad altri soci che pazientemente mi hanno spiegato i primi rudimenti tecnici. Lì ho visto per la prima volta quelle miniature colorate, così realistiche e precise, e me ne sono innamorato; è stato amore a prima vista e da allora ho iniziato a dipingere senza più fermarmi.
All’inizio non avevo una tecnica specifica, per cui dipingevo un po’ con tutto: acrilici, smalti Humbrol, colori ad olio. Cercavo, con poco successo, di emulare i bellissimi pezzi che vedevo sulle riviste e nelle piccole mostre locali della mia regione.
Una seconda importante svolta avvenne per me nel settembre del 1996, quando partecipai per la prima volta al concorso “Euromilitaire” di Folkestone. La mostra inglese, in un mondo del soldatino non ancora così sviluppato né così internazionale, era un appuntamento unico e mitico, un incredibile evento a cui partecipavano i “mostri sacri” delle miniature: Bill Horan, Derek Hansen, Martin Livingstone, Adrian Bay, Jesus Gamarra e molti altri. Era un sogno: andavo in Inghilterra, sulla Manica, ad incontrare queste persone e ad ammirare dal vivo lavori che fino al allora avevo visto solo in poche foto (gli speciali di Verlinden dedicati alla mostra inglese che avevo sfogliato fino a consumarli); la sera prima di partire non riuscii assolutamente a dormire.
Fu ancora meglio di come avevo sognato, anche se ovviamente non vinsi nulla: una esperienza bellissima, unica e travolgente... del tutto indimenticabile. Da allora ho partecipato ad innumerevoli concorsi (oggi forse anche più importanti di Euromilitaire), ma il fascino di quella mostra e le sensazioni che provo tornando a Folkestone sono uniche.
Fu per me anche molto utile, perché dopo aver visto le dimostrazioni di pittura per un intero pomeriggio capii che i colori ad olio erano quelli che facevano al caso mio. Da quel giorno ho più volte aggiornato la mia tecnica, affinandola progressivamente, ma non ho più abbandonato i colori ad olio.
Partecipare ai concorsi, in Italia e all’estero, mi ha poi permesso di fare altre conoscenze importanti che hanno in qualche modo segnato la mia crescita in questo hobby: Fabio Nunnari, infaticabile mecenate del soldatino, grazie al quale ho potuto ammirare con tutta calma capolavori assoluti e mettermi in contatto con molti modellisti, soprattutto all’estero; Gianfranco Speranza, così disponibile e gentile da passare ore al telefono con me spiegandomi le sue tecniche, la teoria del colore, le mescole più appropriate da usare (devo molti dei miei miglioramenti ai consigli di questo caro amico); Pietro Balloni, con il quale (avendo più o meno la stessa età) ci siamo sostenuti ed aiutati a vicenda in un mondo in cui eravamo i più giovani e gli ultimi arrivati.
Con lui e con molti altri amici ho passato splendidi momenti in giro per l’Italia e per il mondo; ricordi che porterò sempre con me e che mi hanno arricchito molto.
Frequentare i concorsi non è mai stato per me solamente partecipare a delle gare (anche se l’aspetto competitivo è sicuramente importante). La trasferta ad un concorso ha sempre significato rivedere amici, conoscerne di nuovi e, con tutti loro, studiare le miniature esposte, condividere esperienze e tecniche chiacchierando per ore della comune passione.
E’ grazie ai consigli e alla possibilità di osservare i lavori di tante persone che ho potuto migliorare ed ottenere i risultati di questi anni: risultati che non finiscono di stupirmi. Al di là delle medaglie però il più importante riconoscimento è stato ricevere l’apprezzamento di tanti maestri per il mio stile “riconoscibile”, aver trovato la mia strada personale nel dipingere soldatini.
Mi considero fortunato per aver vissuto quasi due epoche differenti del mondo delle miniature. Quando ho iniziato a dipingere molti marchi di punta ancora non esistevano, la qualità delle sculture (a parte pochi casi) era nettamente inferiore ad oggi, e così anche la pittura. Non esistevano quasi riviste specializzate e le poche che c’erano non contenevano certo gli splendidi reportage fotografici o gli articoli passo – passo che ora sono all’ordine del giorno. Fra le varie nazioni quasi non c’era comunicazione e quindi era difficilissimo vedere i lavori degli artisti esteri dal vivo. Era difficile anche arrivare a conoscere le tecniche di pittura dei maestri e comunque i materiali non erano così specifici e sviluppati (ad esempio non esistevano colori acrilici come i Vallejo o gli Andrea).
Le difficoltà erano tante e indubbiamente per chi inizia oggi tutto è più facile e immediato. Proprio per questo però forse oggi manca un po’ di quella magia, di quel mistero che rendeva ogni scoperta, ogni appuntamento, un’emozione. Mentre il mondo del soldatino è ormai così sviluppato ed integrato che gli eventi importanti, le dimostrazioni dei più grandi maestri, le tecniche e i materiali più evoluti sono alla portata di tutti, mi pare di vedere un po’ di stanchezza fra molti appassionati; tutto ha il sapore del “già visto”. Si sta perdendo un po’ di “emozione” e, a mio parere, questo è un grande rischio che corre il nostro hobby.
Se quindi ho un “obiettivo” da raggiungere in questa bellissima attività, è quello di continuare sempre ad “emozionarmi” e divertirmi dipingendo soldatini… cercando di aiutare come posso chi oggi comincia, e prova le stesse emozioni che mi hanno fatto amare questa piccola, eccezionale forma d’arte.













































































